Isabella Sofia de la Luna d'Aragona

Bambina Toreador

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Bio:

Barcellona è una città stupenda e ormai la considero casa mia, anche se non so quale sia veramente il luogo dove sono nata o le persone che mi hanno dato la vita. Ho sempre vissuto insieme ad una comunità zingara ma ho sempre sospettato che quella non fosse la mia famiglia naturale, nessuno di loro mi somigliava e non sentivo nessun legame con loro. Sia chiaro che gli sono grata per avermi cresciuta ed insegnato molto: borseggio, scassinio, accattonaggio…che comunque sono le cose che mi hanno permesso di sopravvivere fino ad ora.
Nella “famiglia” c’era la regola che i bambini dovevano provvedere ai beni di prima necessità, per loro e per gli adulti; i grandi invece si occupavano delle cose più “costose”. Se non portavi abbastanza soldi per la cena per tutti saresti rimasto TU senza cena e avresti avuto anche una lezione perchè questo non accadesse di nuovo….e le loro lezioni lasciavano il segno.
Intorno alla nostra comunità giravano spesso quelli che i miei genitori chiamavano “zii”, dei tipi strani sempre molto ingioiellati e con un gusto pacchiano nel vestire. Erano soggetti loschi e sempre invischiati in strani affari notturni.
Una sera una di questi “zii”,Jhosè, dopo aver parlato a lungo con i miei genitori venne nella roulotte di noi bambini, mi fece alzare dal letto e mi fece indossare il mio vestito migliore (un orribile vestito pacchiano e sintetico che mi faceva prudere la pelle e mi metteva veramente a disagio per quanto era di cattivo gusto. Non ho mai capito i gusti della comunità ma erano loro gli adulti e io dovevo obbedire, non volevo certo rischiare le botte solo per aver criticato il loro orribile gusto nel vestire). Lo “zio” mi caricò come un pacco sulla sua macchina e guidò in silenzio fino ad una stupenda villa che dominava Barcellona da una piccola collina privata.
Arrivati davanti alla grande porta di ingresso mi prese in braccio, ma non come si fa con un bambino ma più come si fa con un pacco fragile, un servitore ci venne ad aprire e ci condusse in un meraviglioso salone pieno di quadri, strumenti musicali e pezzi artistici veramente pregiati.
La prima idea che mi balenò in mente fù quella di mettermi in tasca quanta più roba riuscivo prima di lasciare quel posto, ma proprio mentre stavo allungando il mio braccio verso una stupenda scultura di cristallo zio Jhosè si voltò verso di me e disse:” Questa ora è casa tua, fattela piacere”e avvicinandosi al mio orecchio aggiunse “questo è il tuo nuovo padrone quindi vedi di comportarti bene. Anzi sinceramente di come ti comporti non me ne frega nulla, il mio era solo un consiglio se tieni alla pelle.” Non appena il servitore rientrò con un pacchetto Jhosè glielo strappo dalle mani e dopo un saluto a mezza bocca se ne andò.
Ero piuttosto stranita dalla situazione forse anche spaventata, ma ero talmente ammaliata da tutte quelle opere d’arte che non capivo più niente, a malapena avevo guardato l’uomo che stava in piedi al centro della stanza.
Quando l’uomo mi rivolse la parola quasi mi prese un colpo tanto ero rapita da quello sfarzo e, una volta posati gli occhi su di lui, notai che tra tanta bellezza lui spiccava come la cosa più bella.
“Come ti chiami?” mi chiese, “Alma, così mi chiamano i miei genitori o quelli che si definiscono tali” risposi. Un mezzo sorriso spuntò sul suo volto “Sei sveglia per la tua età:” disse “perchè? Perchè mi sono accorta che quelli non sono i miei genitori naturali? Chiunque con un po’ di spirito di osservazione o con uno specchio se ne sarebbe accorto!” e mentre lo dicevo mi tornarono in mente le parole di mio “zio” Jhosè e pensai che forse avevo messo fine alla mia vita con quella risposta arrogante, ma per lo meno morivo in un posto pieno di bellezza. Ma con mia enorme sorpresa l’uomo scoppiò in una risata e mi diede una pacca sulla spalla, vedendo lo stupore sulla mia faccia mi disse :”Mettiamo in chiara le cose, ho sentito quello che ti ha detto tuo zio nell’orecchio, che mossa stupida quella,” e rise“io voglio crescerti come una figlia non sopportavo che una bellezza come la tua vivesse in un posto orribile e ignorante come quello.”
Si fece serio in volto e riprese “Per prima cosa dovremmo decidere un nome più appropriato a te”rimase qualche secondo in silenzio poi disse “Ho deciso! I tuoi nomi saranno: Isabella, come la più importante regina di Spagna, e Sofia, come l’attuale regina , e prenderai il mio cognome come si confà ad una figlia. Ricapitolando il tuo nome da adesso in poi sarà ISABELLA SOFIA DE LA LUNA D’ARAGONA cerca di ricordartelo.”
Quel nome così altisonante mi riempì d’orgoglio e capii che QUELLO era un nome adatto a me, il nome che avrei sempre dovuto avere, il nome di una regina!
Sin dal primo momento che avevo messo piede nella villa mi ero dimenticata della “famiglia “ zingara, quello era il posto che mi spettava non quella schifosa roulotte e quel povero accampamento e quello splendido ed elegante uomo era degno di essere mio genitore, non quei poveracci ignoranti! Ismael, questo era il suo nome, mi fece togliere quegli orribili vestiti, mi fece preparare un bagno per togliermi di dosso l’odore dell’ accampamento, mi fece vestire per la notte e mi mostrò la mia camera, non capivo come avessi fatto a sopravvivere prima di quel momento questa era la vita che avrei sempre dovuto avere.
Nei giorni successivi la servitù mi fece abituare a dormire di giorno e stare sveglia la notte, non capivo perchè ma Ismael adorava la notte ed era il solo momento della giornata che potevamo passare assieme. Mi istruì partendo dalle basi, mi insegno a leggere e a scrivere, a parlare correttamente più di una lingua, a tirare di scherma, ma soprattutto a cantare e recitare. Parlando con lui scoprii che mi aveva sentito cantare una ninnananna per un mio fratellino una volta che era venuto al Campo per degli affari con gli “zii”, da quel momento non aveva mai smesso di pensarmi e il solo immaginarmi in mezzo a quella gentaglia non lo aveva fatto dormire per settimane (Ismael ha sempre avuto una spiccata vena melodrammatica).
Più passavano le notti più mi sentivo legata a lui non solo per quello che mi stava insegnando e donando, ma anche a livello più profondo e man a mano che il tempo passava il mio legame con lui diventava più forte e non credo solo da parte mia.
Dopo circa 4 anni di vita con Ismael, il giorno del mio nono compleanno (o almeno quello che avevamo deciso che sarebbe stato il giorno del mio compleanno, lo stesso giorno di Maria Antonietta, il 2 novembre) volle che fossi preparata per le grandi occasioni, mi fece indossare un nuovo vestito fatto su misura per l’evento, mi donò gioielli nuovi e splendenti; era il momento del mio passaggio. Per molto tempo avevo ricoperto di domande Ismael sul perchè vivesse di notte, su i suoi strani visitatori e su altre sue strane abitudini, alla fine fù costretto a rivelarmi tutto. Di sicuro avevo intuito qualcosa ma non certo quello! Forse ero incosciente e non avevo capito a pieno ciò che quel passaggio avrebbe comportato, ma il fatto che per l’eternità non sarei invecchiata e che avrei potuto passare centinaia di anni circondata dalle bellezze della villa e assieme al mio amato Ismael, colui che mi ha dato finalmente una vita adeguata alla mia persona, accettai subito questo “dono”.
Quando scesi nel salone da ballo Ismael era in piedi ad aspettarmi vestito di tutto punto e bello come non lo avevo mai visto, appena entrai nella sala i musicisti iniziarono a suonare un bellissimo valzer, “sul bel Danubio blu” di Strauss il nostro preferito. Ismael venne verso di me porgendomi la mano ed iniziammo a danzare per quello che mi sembrò un tempo infinito e che avrei voluto davvero non finisse mai.
Ci spostammo nella sala delle cene dove c’era una tavola imbandita di ogni mio piatto favorito, Ismael si voltò verso di me e disse “mangiane quanto vuoi e imprimiti il loro sapore nella mente perchè sarà l’ultima volta che li assaggerai, dopo stanotte i tuoi pasti saranno molto diversi”. In realtà non avevo molta fame ma assaggiai un poco di tutto, quando ebbi finito mi condusse in una camera che avevo visto solo una volta da quando abitavo nella villa, la stanza dove dormiva Ismael.
Appena entrata notai che accanto alla bara dove era solito dormire lui ce ne era un altra piccola e bianco con l’interno di velluto blu damascato, uno dei tessuti più pregiati che si possa immaginare, “da ora in poi questo sarà il luogo del tuo riposo” ,risposi “Grazie mio amore, è un regalo fantastico e soprattutto potremmo riposare vicini.” Nella stanza c’era anche una specie di baldacchino sontuosamente agghindato, Ismael mi fece coricare lì sopra e si protrasse verso di me e dopo un dolce bacio chiusi gli occhi e sentii solo una sensazione di immenso piacere e poi la vita che lentamente usciva dal mio corpo.
No n mi ricordo molto del resto della serata, forse la mia mente non riesce ad elaborare ancora il passaggio della mia esistenza attraverso la morte, so solo che quando mi risvegliai non ero più la stessa ma allo stesso tempo non mi ero mai sentita così me stessa in vita mia prima di allora.
Imparai ad usare tutto quello che la mia nuova condizione mi offriva e tutto quello che di questa nuova società si doveva sapere per una vita sociale degna. Fra queste cose Ismael mi insegnò come, facendo bere da me, potessi rendere dipendenti le persone e mi disse che era quello che aveva fatto con me prima del “passaggio”e proprio lui per primo volle bere da me in modo che il nostro legame potesse perdurare nel tempo.
Venni presentata alle più importanti personalità della società dei fratelli di Barcellona e li conobbi Leonardo, una specie di padre per i membri del nostro clan a Barcellona. Da lui discende Ismael e quindi anch’io ma con suo enorme dispiacere, almeno credo, nessun altro che si trovi ancora in questa città….o in questa vita. Per questo sia Ismael che io siamo piuttosto conosciuti e non solo all’interno del nostro clan.
La mia notorietà, sia fra i fratelli che fra le vacche, aumentò da quando Ismael prese la consuetudine di farmi cantare e recitare negli elysium e nelle feste private. Durante le miei esibizioni vedevo in lui l’orgoglio di un padre ma anche quello di un collezionista che espone una sua opera, non che questo mi dia fastidio, adoro essere al centro dell’ attenzione ed essere rimirata…infondo, come dice sempre Ismael, il primo dovere di chi possiede una bellezza come la mia è quello di farsi ammirare per ispirare negli altri quella bellezza che a loro manca.

Isabella Sofia de la Luna d'Aragona

España el pais de la patraña SaraKotranardowizFreschi